La storia

Dai meandri di un utero materno, il di' quindicesimo del millenovecentottantunesimo anno del calendario gregoriano, vedeva la luce un pargolo di tre chili e settecento grammi. La paura lo lacerava, il senso di spossatezza aveva preso il sopravvento su di lui, i suoi sensi si erano tutto ad un tratto svegliati ed aveva cominciato a sentire il freddo e la fame; era abbagliato dalla luce, spaventato da tutta la gente che gli stava attorno che pareva volesse soffocarlo. Si dimenava con tutte le proprie forze cercando di liberarsi da quelle mani che lo stavano immobilizzando ma ben presto si rese conto che stava lottando con una forza sovrumana. Non datosi per vinto sferzo' ancora qualche attacco mediante un calcio e qualche gemito: voleva tornare al caldo, in quel posto dove era stato bene per otto mesi nonostante negli ultimi giorni fosse diventato un po' troppo stretto e malsano. Non ce la fece. Si convinse allora ad agire con diplomazia. Si lascio' gentilmente prendere in braccio da una soave creatura angelica vestita di bianco: le sue mani erano soffici come un letto d'ovatta, le braccia rassicuranti come il ventre materno ed i suoi teneri occhi esplodevano d'amore. Il pargolo, attratto da tante fattezze, decise quindi di mettere alla prova alcuni dei suoi organi. Vi riusci': aveva bagnato la faccia dell'infermiera con il suo liquido proveniente da quel piccolo tubicino rosa attaccato al suo basso ventre. Nella sala si levo' una risata talmente grossa che fu udita anche dalle sale operatorie e che servi' per rasserenare gli animi dei malati piu' gravi. Era nato Samuele Pinna.